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Corine Potrich. E la passione per il vino diventa una professione

10 Luglio 2024
Contenuti

Aveva 19 anni quando è venuta in Italia dal Brasile per riscoprire le sue origini. Con i nonni
materni veneti e quelli paterni trentini, il richiamo per il Belpaese era fortissimo.
Così, Corine Potrich, dopo aver iniziato gli studi in scienze politiche a Milano, decise di mettere le sue radici in Italia. Ha avuto una figlia e l’opportunità di viaggiare tanto e di conoscere molte aziende italiane che rappresentano la qualità del made in Italy nel settore vinicolo.
La sua passione per il vino l’ha portata a studiare tanto, fino a farla approdare al Master in Wine Marketing di Italian Food Academy.
Negli ultimi, poi, anni, ha sentito forte il desiderio di creare un ponte tra l’Italia e il Brasile. Ed è nato il progetto di portare in Brasile vino e cibo italiano di alta qualità.

Quali sono i tuoi vini preferiti?
Quelli bevuti in compagnia! Non devono essere di marchi famosi, in Italia ci sono piccole e medie cantine che producono vini meravigliosi. Adoro la condivisione e personalmente mi piace provare sempre vini diversi. Mi piacciono i bianchi profumati e i rossi strutturati e rotondi. Trovo che ogni vino abbia una storia da raccontare e mi piace scoprirla!

Puoi raccontarci il tuo percorso professionale dopo aver completato il master in Wine Marketing presso l’Italian Food Academy?
Prima di iniziare il master avevo già un’esperienza ventennale nell’ambito sales, marketing strategico e di organizzazione di eventi. Per diversi anni ho collaborato con Fiera Milano e aziende del made in Italy che richiedevano standard elevatissimi di qualità sia nel lavoro che nei risultati. Tuttavia, mi mancava una chiave che mi permettesse di tornare alle origini e, il vino rappresentava un legame molto forte tra Italia e il Brasile. I miei nonni, venuti dal nord Italia, coltivavano le viti: il vino è parte del bagaglio culturale e sentimentale degli italiani che sono migrati in Brasile, un legame ancora molto vivo nei loro discendenti. Il Master in Wine Marketing è stato la chiave di volta per capire la direzione da intraprendere e mi ha fornito gli strumenti per mettere in pratica, e in tempi brevissimi, il progetto che avevo in mente. Inizialmente mi sono dedicata al ruolo di Wine broker, e da lì in poi si sono aperte opportunità anche in Italia che mi hanno portata a fondare &Wine, un’agenzia che supporta le cantine italiane nell’export e nei servizi di marketing ed eventi. Insieme a Mihaela Cojocaru, grande esperta di export e del mondo del vino, collaboriamo nei nuovi progetti di &Wine.

Quali sono stati i passaggi chiave che ti hanno portato a diventare un’esperta nel settore?
Il connubio tra la mia esperienza in marketing strategico multi-settoriale e la conoscenza del mondo delle cantine italiane mi ha fatto capire che c’è molto da fare nel settore. C’è un rapporto diretto tra la conoscenza del marchio e le vendite, che non tutte le cantine hanno ancora chiaro. Le relazioni e le opportunità di networking generate durante il master mi hanno permesso di interagire con le cantine e di propormi attivamente per l’export in un primo momento e di fornire soluzioni concrete successivamente.
È più facile vendere un prodotto supportato da un’attività di marketing ben strutturata, come un sito web, una brochure, un listino export coerente e attività sui social media. Questi strumenti permettono di dare supporto all’importatore per vendere nei mercati di riferimento. Il Wine marketing è fondamentale, soprattutto quando i marchi non sono conosciuti e serve creare una base di visibilità e credibilità nei paesi esteri dove si inizia la vendita.

Quali sono le competenze più importanti che hai acquisito durante il master e come le hai applicate nel tuo lavoro quotidiano come Wine ambassador?
Dopo le lezioni in presenza, ho attivato il progetto in due fasi: una teorica, con un intenso lavoro di ricerca e analisi del mercato brasiliano e, una sul campo, che mi ha permesso di contattare le cantine, ricevere campionature e andare in Brasile a trovare gli importatori. Nel mio lavoro ho sempre fatto sales e marketing, quindi la trattativa non mi preoccupava, ma volevo essere in grado di presentare i vini nel modo migliore. Ho visitato ogni importatore in incontri one-to-one presso le loro sedi. Sebbene questa modalità sia molto impegnativa, mi ha permesso di conoscerli meglio, fare domande e presentare il vino senza fretta, come negli appuntamenti in fiera. Questi incontri sono stati preziosissimi per stabilire relazioni, capire le loro esigenze e ricevere feedback sui vini, i costi e le specificità dei loro mercati.
Una volta rientrata in Italia, ho iniziato un’interazione più profonda con le cantine riguardo alle esigenze dei clienti brasiliani e su come devono essere supportati durante tutto il processo di vendita. Gli importatori hanno bisogno del supporto delle cantine anche per quanto riguarda il marketing del prodotto che rappresentano e vogliono far conoscere nel nuovo mercato di riferimento. Quando si instaura questo tipo di relazione virtuosa, si riesce a fornire un valore aggiunto, potenziando sia la vendita che la relazione tra cantina e importatore.

Quali sono le sfide più grandi che hai affrontato nel settore del wine marketing e come le hai superate?
La produzione di vino in Italia è molto frammentata ed emergere è difficile. Per aumentare il business e allargare la cerchia dei nuovi acquirenti bisogna sapere trasmettere il valore del prodotto e coinvolgere il consumatore nell’esperienza. Oltre a raccontare il prodotto, è essenziale utilizzare i nuovi canali digitali per aiutare le cantine a comunicare in modo semplice ed efficace la propria identità, i loro valori e la bontà del prodotto. I produttori sono stati abituati da anni a investire budget alla partecipazione alle fiere, che rimangono tutt’ora un canale commerciale importante. Tuttavia oggi il mondo vitivinicolo
deve fare i conti con il mercato online: e-commerce, canali social, dov’è possibile connettersi con un’audience più grande ed eterogenea. È impensabile non essere presenti!
La difficoltà più grande sta nel fatto che alcuni viticoltori devono ancora entrare in questa ottica e considerare il budget per una risorsa che curi in modo adeguato il loro marketing. Ho lavorato molto per far capire alle cantine l’importanza di investire in una presenza digitale e di creare strategie di marketing che possano sostenere la vendita e la visibilità del loro prodotto, superando le resistenze iniziali con esempi concreti di successo e risultati misurabili.

Come riesci a coniugare l’aspetto tecnico del vino con le strategie di marketing per promuovere efficacemente i prodotti vinicoli?
Le strategie di marketing seguono in modo coerente la tecnica del vino, perché è quest’ultima che determina la qualità del prodotto finale. Per l’attività di marketing l’aspetto tecnico è fondamentale: è il primo parametro che identifica in quale fascia di interesse il vino può essere posizionato. All’interno di questa fascia vengono sviluppate le azioni per raccontare queste qualità. Una volta definito il posizionamento, si definiscono le strategie e le azioni di marketing mirate ai target di riferimento. Questo include l’utilizzo di canali e strumenti come lo storytelling, l’influencer marketing, gli eventi aziendali o esperienziali. Naturalmente, per farlo servono competenze specifiche e un investimento mirato. Se fatto
bene, questo investimento porta a guadagni, soddisfazioni e nuovi clienti. Se fatto male o se improvvisato, può comportare una perdita economica e un’opportunità mancata di visibilità e business.

Puoi condividere un esempio di una campagna di marketing per il vino particolarmente riuscita a cui hai lavorato? Quali elementi hanno contribuito al suo successo?
Durante una visita al Vinitaly, io e la mia socia abbiamo incontrato una cantina che stava lanciando il rebranding delle sue etichette. La cantina avrebbe potuto fare un evento durante la fiera, ma mancava di supporto marketing adeguato. Dopo la fiera, abbiamo incontrato la cantina e abbiamo pianificato il lancio delle nuove etichette tramite una conferenza stampa. Scoprendo che l’azienda compiva 60 anni,
abbiamo creato un comunicato che coinvolgesse il territorio: giornalisti, istituzioni, associazioni, distributori, importatori, soci e wine lovers. L’evento si è svolto sia in presenza che in diretta streaming, permettendo anche ai giornalisti che non potevano essere presenti di seguire la degustazione da casa tramite l’invio anticipato dei campioni. Per massimizzare l’impatto, abbiamo trasformato la conferenza stampa in un convegno guidato dallo storytelling dei referenti dell’azienda. Abbiamo concluso con una masterclass tecnica e un momento di networking attraverso il walk-around tasting di tutta la gamma di
vini. La &Wine ha organizzato un evento innovativo che ha ottenuto risultati eccellenti: partecipazione attiva degli invitati, visibilità tramite articoli sui giornali, social media della cantina e influencer, e il supporto delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria. Inoltre, dopo l’evento, la cantina ha ricevuto diverse proposte da agenti interessati a rappresentarla e di importatori desiderosi di vendere i suoi vini. Gli elementi chiave del successo sono stati il networking iniziale al Vinitaly, la capacità di creare una notizia interessante e rilevante, l’uso di storytelling per coinvolgere il pubblico, e l’attenzione ai dettagli nell’organizzazione dell’evento e del follow-up.

Come vedi l’evoluzione del mercato del vino nei prossimi anni e quali tendenze pensi saranno predominanti nel settore del Wine marketing?
L’evoluzione del mercato del vino nei prossimi anni sarà influenzata da diversi fattori chiave, con le tendenze nel settore del wine marketing che seguiranno queste direzioni emergenti: comunicazione digitale più mirata ai consumatori giovani, come le generazioni Z e i Millennial. Questi gruppi preferiscono piattaforme digitali e cercano prodotti che riflettano valori come sostenibilità, qualità ed esperienza. Sta crescendo, infatti, l’interesse per vini di qualità tra i consumatori più giovani, disposti a pagare di più per prodotti autentici e artigianali. Questo implicherà la necessità di strutturare strategie di marketing che enfatizzano l’origine e l’autenticità del prodotto. Nel frattempo, si espandono le opportunità per i mercati emergenti, come alcuni paesi dell’Asia e del nuovo mondo, dove la conoscenza e l’apprezzamento del vino stanno aumentando. Il marketing dovrà adattarsi alle preferenze locali e alle dinamiche di questi mercati. Inoltre, il cambiamento climatico sta già influenzando i modelli di consumo verso vini bianchi e più leggeri, specialmente nelle regioni più calde. Le strategie di marketing dovranno considerare questi cambiamenti nella produzione e nel consumo del vino.

Quali consigli daresti a chi sta considerando di intraprendere un percorso formativo e professionale nel campo del wine marketing?
Consiglio di investire nella formazione, di aggiornarsi sempre su tendenze di mercato e tecniche
di marketing innovative; di coltivare un proprio network, costruendo relazioni con produttori, esperti del settore, importatori e altri professionisti del vino. Altro aspetto importante è partecipare a fiere del settore ed eventi di degustazione per ampliare la rete di partner e scoprire nuove opportunità. Senza dimenticare che il successo nel wine marketing richiede determinazione nel perseguire i propri obiettivi, nonchè confrontarsi con esperti del settore e sviluppare competenze multidisciplinari: L’essere versatili non fa che favorire la nascita di professionisti più completi.

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L’eccellenza da oggi conviene di più

Grazie al Bonus Chef puoi ottenere un credito fino ad un massimo di 6.000 euro per le spese sostenute nel 2021 e 2022 per la tua formazione professionale.  

Dal 27 febbraio 2023 sarà possibile presentare domanda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il Bonus Chef.

CHE COS’É?

Il Bonus Chef 2023 consiste in un credito d’imposta del 40% (fino ad un massimo di 6.000 euro) riconosciuto sulle spese legate al settore della ristorazione a favore dei soggetti esercenti l’attività di cuoco professionista presso alberghi e ristoranti.

PER OTTENERE IL BONUS:

– bisogna aver sostenuto, tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022, una o più delle spese ritenute ammissibili al beneficio

– si deve essere residenti o stabiliti del territorio dello Stato;

– i soggetti richiedenti devono essere nel pieno godimento dei diritti civili.

LE SPESE AMMISSIBILI:

– Acquisto di beni strumentali durevoli (macchinari di classe energetica elevata per la conservazione, la lavorazione, la trasformazione e la cottura dei prodotti alimentari, strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione)

– Partecipazione a corsi di aggiornamento professionale.

COME FUNZIONA IL BONUS CHEF 2023

Il credito del 40% è utilizzabile in compensazione mediante F24, che andrà presentato all’Agenzia delle Entrate. Il credito è esente da IRPEF e IRAP. 

È possibile, inoltre, la cessione del credito con il trasferimento dell’agevolazione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. 

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