A dicembre, a Delhi, potrebbe arrivare una notizia destinata a cambiare per sempre la storia gastronomica del nostro Paese: la candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale UNESCO sembra vicina all’approvazione. Un traguardo atteso da anni, che intreccia tradizione, identità culturale e il valore universale del nostro saper cucinare.
Il dossier porta il nome del Professor Pier Luigi Petrillo, che insegna diritto costituzionale comparato all’UnitelmaSapienza e teorie e tecniche del lobbying alla LUISS. Petrillo si è impegnato affinché il documento rispecchiasse il valore socio-culturale della cucina italiana, che permea ogni aspetto della nostra quotidianità e va oltre l’eccellenza dei suoi equilibri e delle sue materie prime. Un responso sulla questione dovrebbe arrivare già a novembre, in via ufficiosa.
Come nasce la candidatura della cucina italiana all’UNESCO
Il percorso è iniziato nel 2020, quando diverse associazioni di settore e istituzioni culturali hanno proposto di inserire la cucina italiana nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità. A differenza della pizza napoletana, già riconosciuta nel 2017, qui non si parla di un singolo piatto, ma dell’intero modello culturale della cucina italiana: un insieme di pratiche, rituali e conoscenze che si tramandano di generazione in generazione.
Dai pranzi domenicali in famiglia, ai mercati rionali pieni di stagionalità, fino al ruolo del cibo come collante sociale, la cucina italiana è sempre stata qualcosa di più del semplice nutrimento, ovvero una narrazione collettiva che unisce Nord e Sud, tradizione e innovazione. Un rapporto particolare e simbiotico che non ha eguali al mondo.
Perché la cucina italiana merita l’UNESCO
La candidatura non è solo simbolica. Significa riconoscere che la cultura alimentare italiana è parte integrante del patrimonio dell’umanità. Questo concetto ha delle implicazioni concrete, cha vanno dal proteggere la biodiversità dei nostri ingredienti al valorizzare i piccoli produttori, difendere la convivialità della tavola e l’educazione al gusto che inizia fin da bambini.
Il dossier presentato all’UNESCO mette in evidenza come la cucina italiana sia fatta di gesti semplici – impastare, tagliare, condividere – ma anche di una filosofia che guarda alla qualità, alla stagionalità e al rispetto delle tradizioni locali.
Cosa significa patrimonio UNESCO? Cosa comporta vincerlo?
La proposta ha già ottenuto un ampio sostegno internazionale e questo lascia ben sperare. Se la candidatura sarà approvata, l’Italia aggiungerà un nuovo tassello al mosaico dei suoi patrimoni immateriali già riconosciuti, dalla Dieta Mediterranea all’arte del pizzaiolo napoletano. Detto questo, cosa significa in termini concreti diventare patrimonio UNESCO? Significa legarsi ad un brand forte e prestigioso su base planetaria. Le ricadute economiche e commerciali sono difficilmente quantificabili, ma generalmente gli studi evidenziano effetti positivi e importanti.
La probabile approvazione non riguarda soltanto i libri di storia o le pagine ufficiali dell’UNESCO. Ha un impatto diretto sul modo in cui la cucina italiana viene percepita e insegnata, dentro e fuori dai confini nazionali. Per chi studia, lavora o sogna un futuro nella ristorazione, questo riconoscimento diventa una responsabilità: continuare a custodire e reinterpretare una tradizione che appartiene a tutti.
Dietro ogni piatto c’è un pezzo del Bel Paese e dal prossimo dicembre quel pezzo potrebbe essere ufficialmente consegnato al mondo come patrimonio universale.


