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Psicologia del foodstagram: in quali casi fare foto al cibo non è patologico

12 Luglio 2016
foodstagram
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Oggi accettiamo come normali cose che fino a vent’anni fa sarebbero state giudicate come estremamente eccentriche, per usare un eufemismo. Ma se le foto di gatti che fanno cose buffe, gli autoscatti con espressioni facciali artefatte e le foto dei propri piedi possono essere in qualche modo spiegabili, le foto ossessive di cibi che si stanno per mangiare lasciano sgomenti.

Ok, scattare una foto a un cibo particolare servito in modo particolare in un ristorante particolare può anche starci, ogni tanto, ma postare le foto di ogni pasto, ogni panino di fast food e ogni pacchetto di patatine che si sta per consumare è sicuramente materia per psicanalisti specializzati nella cura dei disturbi ossessivo-compulsivi.

Tra le principali responsabili della diffusione di questa moda si possono annoverare le tante Insta-celebrities che da qualche anno si esibiscono tramite il social network per il loro pubblico composto equamente da followers e haters. Ragazze di bella presenza che pur essendo secche come chiodi, con ossa del bacino e costole in evidenza e cosce simili a manici di scopa, dimostrano che le loro abitudini alimentari sono davvero completamente normali postando a più riprese foto ai piatti che gli hanno servito al ristorante. Testimonial contro l’anoressia che producono però un pericoloso effetto collarerale, il foodstagramming appunto.

Un locale di Dublino a un paio d’anni ha esposto un cartello, l’invito è esplicito: No Instagramming. Just Eat. Altri locali in giro per l’Italia e l’Europa invece hanno allestito dei piccoli set fotografici con luci e scenografie ad hoc per essere sicuri che le foto che i clienti fanno ai piatti vengano fuori nel modo migliore, facendo pubblicità al ristorante, s’intende.

D’accordo con eminenti scienziati cognitivi canadesi, semiologi svizzeri e massaie pugliesi ecco una lista dei momenti in cui è possibile scattare foto al proprio cibo senza rischiare di essere etichettati come maniaci irrecuperabili del foodstagram.

1 – Quando si ha davanti un cibo impiattato in modo creativo (un omaggio al food visualizer o al creative dishing artist o a come cavolo si chiamano).
2 – Quando il cibo che ci hanno servito è la dimostrazione della cultura di un popolo (da fare solo in viaggio).
3 – Quando la foto sarà sicuramente il prezioso ricordo di un’emozione unica (tipo la lasagna della nonna che ha l’artrite galoppante ed è sicuramente l’ultima volta che si cimenta ai fornelli).
4 – Quando ci hanno servito del cibo talmente esagerato – tipo hamburger a tre piani con terrazzo e ascensore – che è giusto che il mondo sappia (vedi anche #foodporn).

In tutti gli altri casi è meglio astenersi, con la sicurezza che i vostri amici su Facebook e Instagram vi saranno immensamente grati per quei due minuti di silenzio che gli avrete regalato.

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L’eccellenza da oggi conviene di più

Grazie al Bonus Chef puoi ottenere un credito fino ad un massimo di 6.000 euro per le spese sostenute nel 2021 e 2022 per la tua formazione professionale.  

Dal 27 febbraio 2023 sarà possibile presentare domanda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il Bonus Chef.

CHE COS’É?

Il Bonus Chef 2023 consiste in un credito d’imposta del 40% (fino ad un massimo di 6.000 euro) riconosciuto sulle spese legate al settore della ristorazione a favore dei soggetti esercenti l’attività di cuoco professionista presso alberghi e ristoranti.

PER OTTENERE IL BONUS:

– bisogna aver sostenuto, tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022, una o più delle spese ritenute ammissibili al beneficio

– si deve essere residenti o stabiliti del territorio dello Stato;

– i soggetti richiedenti devono essere nel pieno godimento dei diritti civili.

LE SPESE AMMISSIBILI:

– Acquisto di beni strumentali durevoli (macchinari di classe energetica elevata per la conservazione, la lavorazione, la trasformazione e la cottura dei prodotti alimentari, strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione)

– Partecipazione a corsi di aggiornamento professionale.

COME FUNZIONA IL BONUS CHEF 2023

Il credito del 40% è utilizzabile in compensazione mediante F24, che andrà presentato all’Agenzia delle Entrate. Il credito è esente da IRPEF e IRAP. 

È possibile, inoltre, la cessione del credito con il trasferimento dell’agevolazione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. 

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