The melograno (Punica granatum) è uno dei frutti più antichi e simbolici della storia dell’umanità. La sua buccia coriacea, che custodisce centinaia di semi rossi e lucenti, ha ispirato miti, leggende e tradizioni religiose in tutto il mondo, diventando emblema di fertilità, abbondanza e rinascita.
Un frutto antico quanto le civiltà
Originario probabilmente della Persia e dell’area mediterranea, il melograno era già coltivato in Mesopotamia e in Egitto oltre 4.000 anni fa. I faraoni lo consideravano simbolo di vita ultraterrena e lo inserivano nei corredi funebri. Greci e Romani ne apprezzavano non solo il sapore ma anche le proprietà medicinali: Ippocrate consigliava il succo di melograno per curare febbre e disturbi intestinali.
Il mito e la simbologia
Il mito più famoso legato al melograno è quello di Persefone, rapita da Ade. La dea, costretta a mangiare sei semi del frutto nell’oltretomba, fu condannata a trascorrere sei mesi all’anno nel regno dei morti: da qui l’alternanza delle stagioni. Per i Greci, dunque, il melograno era legato alla ciclicità della vita e alla fertilità.
Nella Bibbia è citato più volte come simbolo di prosperità e giustizia, mentre nell’arte cristiana medievale compare spesso nelle mani della Madonna o di Gesù bambino, a indicare pienezza di fede e resurrezione. Nel mondo islamico rappresenta invece uno dei frutti del paradiso.
In Italia e in molte altre culture, il melograno è legato alla buona sorte: aprire un frutto la notte di Capodanno e spargere i chicchi è un rito propiziatorio di abbondanza e ricchezza. In alcune regioni del Sud, veniva piantato vicino alle case come protezione contro gli spiriti maligni.
Oltre a essere gustato fresco, il melograno è protagonista di numerose preparazioni:
- Succhi e sciroppi: in Medio Oriente si ricava la grenadina, base per cocktail e dolci.
- Cucina persiana e indiana: i chicchi arricchiscono stufati, salse agrodolci e piatti di riso.
- Liquori e conserve: in Italia è usato per marmellate, liquori casalinghi e condimenti.
- Medicina naturale: la buccia essiccata e i semi hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
Un frutto ricco di curiosità
- Ogni melograno contiene in media 600 chicchi, ma alcune varietà arrivano a 1.000.
- In araldica, il frutto aperto è simbolo di unità nella diversità.
- In molte lingue il nome richiama il concetto di “seme numeroso”: dal latino malum granatum (“mela coi semi”).
- Anche l’“ordigno granata” prende il nome proprio dal frutto, per la somiglianza con la sua forma e i semi che esplodono all’apertura.
Oggi il melograno è tornato protagonista per le sue proprietà salutari: ricco di vitamina C, polifenoli e antiossidanti, è considerato un alleato contro l’invecchiamento cellulare. Tra mito e scienza, resta un frutto capace di raccontare millenni di cultura, religione e tradizione, racchiusi in una sfera rossa che continua a stupire.
Alcuni chef hanno creato piatti con il melograno, sfruttando il contrasto di sapore, la freschezza, o la decorazione:
- Karime Lopez propone una Foie terrine con melograno come piatto dell’inverno: il foie gras viene abbinato a marinature e gelatina/elementi con melograno.
- Angelo Troiani ha creato il piatto “Polpo verace con finta maionese di melograno, mele e sedano rapa” dove il succo di melograno entra in una salsa simil-maionese.
- Daniele Patti ha una ricetta di San Pietro laccato al melograno, cime di rapa e polvere di lampone dove il succo di melograno viene ridotto per la laccatura del pesce.
- Lo chef Mollica ha usato il melograno per un risotto con selvaggina e in una versione più leggera con pistacchi e fonduta di Gorgonzola, dove la dolce-acidità del melograno bilancia la ricchezza della selvaggina.
- Heinz Beck ha proposto una Cicoria rossa con melograno e barbabietola, piatto vegetale che unisce melograno e altri ingredienti antiossidanti.
Questi esempi mostrano come il melograno si presti bene sia per piatti dolci che per piatti salati, spesso come elemento che dà freschezza, acidità, colore e un tocco decorativo o simbolico.
La Colva: storia e significato del Grano dei morti
La Colva, conosciuta anche come “Grano dei Morti”, è un dolce tradizionale pugliese che affonda le sue radici in antiche usanze bizantine e contadine legate al culto dei defunti. Si prepara il 2 novembre, giorno della Commemorazione, come omaggio simbolico ai cari scomparsi e come segno di continuità tra vita e morte. La sua base è costituita dal grano, messo a bagno e bollito, a cui si uniscono chicchi di melograno, vincotto, frutta secca e, nelle versioni più moderne, cioccolato fondente e uva. Ogni ingrediente ha un significato preciso: il grano richiama il ciclo della vita e la resurrezione, il melograno rappresenta fertilità e abbondanza, la frutta secca la memoria e la resistenza del corpo, mentre il vincotto lega e addolcisce, simboleggiando il sangue della terra. Non è un dolce da pasticceria, ma una preparazione casalinga tramandata di generazione in generazione, che ancora oggi mantiene vivo il legame tra cibo, memoria e spiritualità.


