C’è chi entra in cucina per tecnica, chi per ambizione. Filippo La Mantia, invece, ci è arrivato per amore. Amore per la tradizione, per le persone e per la sua Palermo, che non ha mai smesso di raccontare nei suoi piatti. Oggi, con oltre vent’anni di esperienza e un percorso unico nel panorama gastronomico italiano, abbiamo l’onore di vederlo in Italian Food Academy come special guest, portando con sé una visione della cucina autentica, conviviale e profondamente umana.
Molto più di uno chef: Filippo La Mantia è un narratore di sapori, un oste moderno, un ambasciatore dell’anima siciliana. Con una carriera iniziata dietro una macchina fotografica e proseguita tra i profumi degli agrumi, ha trasformato la cucina in un atto di accoglienza. Niente aglio, tanto cuore: nei suoi piatti c’è il sole di Palermo, la memoria delle tradizioni e l’eleganza della semplicità.
Una vocazione nata in famiglia
Nato a Palermo nel 1960, La Mantia cresce in una casa dove il cibo è molto più di nutrimento: è memoria, condivisione, gesto d’amore. Dopo anni trascorsi a cucinare per amici e conoscenti, nel 2001 lascia la fotografia – che aveva esercitato anche al fianco di Letizia Battaglia – per dedicarsi anima e corpo alla cucina. A Roma, muove i primi passi nelle case private, trasformando ogni occasione conviviale in un’esperienza culinaria autentica. Il suo primo ristorante diventa presto un punto di riferimento nella Capitale, grazie a una cucina che parla di casa e di cuore.
Un percorso fuori dagli schemi
Filippo La Mantia non ha seguito le vie classiche dell’alta cucina. Nessuna brigata tradizionale o scuola alberghiera: ha imparato facendo, osservando, vivendo. Senza aglio, con tanti agrumi e una filosofia precisa – “Ogni giorno è il primo giorno” – ha conquistato Roma, la Costa Smeralda e poi Milano, dove nel 2013 apre uno spazio multifunzionale che è insieme ristorante, salotto, libreria e luogo di incontro.
Ma il suo viaggio non si è fermato in Italia: ha lavorato anche a Giava, in Indonesia, curando l’apertura di un resort di lusso, esperienza che ha rafforzato la sua visione: la cucina deve essere semplice, accessibile e capace di connettere le persone.
Un uomo, una missione
Dietro ogni piatto di La Mantia c’è un impegno profondo verso l’altro. Da oltre trent’anni collabora con organizzazioni come Emergency, Save the Children, Fondazione Rava, Croce Rossa, City Angels e Prison Fellowship, con cui organizza pranzi di Natale nelle carceri italiane da quasi tre decenni. Durante la pandemia ha fornito migliaia di pasti agli operatori sanitari dell’Ospedale Niguarda di Milano, un gesto che gli è valso l’Ambrogino d’Oro nel 2021. Nel 2024 ha ricevuto anche il prestigioso Premio Pellegrino Artusi per il suo impegno umanitario.
La Mantia oggi: maestro di emozioni per IFA
L’ingresso di Filippo La Mantia come special guest nella faculty di Italian Food Academy rappresenta un’opportunità preziosa per gli studenti. Non solo per la sua esperienza, ma per la sua capacità di trasmettere una visione della cucina libera da etichette, centrata sull’empatia e sull’identità personale.
Il suo insegnamento non sarà solo tecnico, ma soprattutto umano: una lezione sul valore della semplicità, sulla forza della cultura gastronomica del Sud e sul potere del cibo di raccontare storie, accorciare le distanze, creare legami.
Filippo La Mantia si conferma come punto di riferimento per le nuove generazioni di chef. La sua capacità di trasmettere passione, tecnica e valori umani rappresenta un’opportunità unica per gli studenti di Italian Food Academy, che possono apprendere da un maestro che ha fatto della cucina un’arte e un mezzo di connessione tra le persone.
Filippo La Mantia è uno chef che non cucina per stupire, ma per accogliere. Un artigiano del gusto che ha trasformato ogni piatto in un messaggio. Con lui, Italian Food Academy accoglie una figura ispirante, capace di insegnare come la cucina possa diventare strumento di cultura, crescita e solidarietà. Perché, come ama ricordare, “ogni giorno è il primo giorno” — e il bello deve ancora venire.
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