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Un cantuccio di storia. Alla scoperta del profumato biscotto toscano

30 Settembre 2023
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Che siano intinti nel vinsanto del Chianti o mangiati al naturale, una cosa è certa: i cantucci toscani sono,
dal punto di vista gastronomico, ciò che più identifica questa terra gustosa nel resto del mondo.
La storia di questo biscotto secco con le mandorle è antica e ha subito tante “contaminazioni” prima di
arrivare alla sua versione finale, come noi oggi la conosciamo e che si fregia anche del riconoscimento
di Indicazione Geografica Protetta.
La loro comparsa ci riporta ai tempi dell’Antica Roma, con il cantellus, vale a dire un pezzo di pane
biscottato aromatizzato all’anice, che era nutrimento ideale per le truppe durante le campagne militari.
Successivamente, nel XIV secolo, si diffuse tra le famiglie contadine; i panettieri preparavano dei filoncini
di pane dolce per i facoltosi clienti e le parti scartate, quelle “accantonate” per l’appunto, e
soprannominate cantucci, venivano cotte e destinate alle famiglie popolane.
Caterina de’ Medici, intenditrice di gastronomia e dal palato raffinato, arricchì la ricetta con le mandorle
pelate. Presto la fama dei cantucci si diffuse in tutta Europa e nel 1779, l’erudito pratese Amadio
Baldanzi ne codificò la prima ricetta ufficiale.
Fu poi nella seconda metà del ‘800, che il pasticcere Antonio Mattei riprese la ricetta dei cantucci e
presentò la sua creazione all’esposizione universale di Parigi del 1867, consacrando la fama dei
cantucci come tipico biscotto toscano, ma soprattutto di Prato.
In tutta la regione sono disseminate pasticcerie e forni dove oggi è possibile acquistare e degustare il
famoso dolcetto toscano. Un’esplosione di profumi e aromi che raccontano una terra, un goloso invito a
conoscere le sue tradizioni, la sua storia.

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L’eccellenza da oggi conviene di più

Grazie al Bonus Chef puoi ottenere un credito fino ad un massimo di 6.000 euro per le spese sostenute nel 2021 e 2022 per la tua formazione professionale.  

Dal 27 febbraio 2023 sarà possibile presentare domanda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il Bonus Chef.

CHE COS’É?

Il Bonus Chef 2023 consiste in un credito d’imposta del 40% (fino ad un massimo di 6.000 euro) riconosciuto sulle spese legate al settore della ristorazione a favore dei soggetti esercenti l’attività di cuoco professionista presso alberghi e ristoranti.

PER OTTENERE IL BONUS:

– bisogna aver sostenuto, tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022, una o più delle spese ritenute ammissibili al beneficio

– si deve essere residenti o stabiliti del territorio dello Stato;

– i soggetti richiedenti devono essere nel pieno godimento dei diritti civili.

LE SPESE AMMISSIBILI:

– Acquisto di beni strumentali durevoli (macchinari di classe energetica elevata per la conservazione, la lavorazione, la trasformazione e la cottura dei prodotti alimentari, strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione)

– Partecipazione a corsi di aggiornamento professionale.

COME FUNZIONA IL BONUS CHEF 2023

Il credito del 40% è utilizzabile in compensazione mediante F24, che andrà presentato all’Agenzia delle Entrate. Il credito è esente da IRPEF e IRAP. 

È possibile, inoltre, la cessione del credito con il trasferimento dell’agevolazione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. 

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