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Pochi zuccheri, materie prime valorizzate: la pasticceria giapponese Hiromi Cake conquista gli italiani

29 Dicembre 2022
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Farina di riso, fagioli azuki, patate dolci, ma anche sesamo, soia, e gelatina vegetale di alghe: gli ingredienti della pasticceria giapponese rappresentano la cornice ideale per valorizzare un prodotto artigianale di alta qualità. L’aspetto colorato e glossato non inganni sul contenuto! Pochi zuccheri e pochi grassi sono inseriti in una preparazione largamente basata su una lavorazione a mano che soddisfa occhi e palato senza rinunciare a leggerezza, freschezza e sapore.
Con due punti vendita a Roma e Milano, e un angolo totalmente dedicato presso il Carrefour Gourmet XXI Aprile a Roma, la pasticceria giapponese Hiromi Cake ha ufficialmente sancito che il palato italiano apprezza il gusto, la leggerezza e la grazia di questi piccoli dolci giapponesi.
Cresciuta a Osaka, tradizionalmente considerata la patria della cucina del Giappone, la pastry chef di Hiromi Cake, Machiko, da piccola viveva in un quartiere che ospitava una minuscola pasticceria davanti alla quale si fermava ogni giorno. Lì, l’anziana proprietaria di nome Hiromi, con un gran sorriso le regalava un dolcetto ogni volta che la vedeva arrivare. Machiko ha voluto così rivivere quel ricordo d’infanzia di quel gesto dolce e gentile con questo progetto, prima a Roma poi a Milano. Con le sue pareti turchesi, la pasticceria giapponese Hiromi Cake, è uno scrigno di energia zen nei trafficati quartieri metropolitani di Roma e Milano. In un’ambientazione ispirata al tipico izakaya, nome che indica il negozio di sakè in cui solitamente si consuma stando seduti, si respirano precisione, leggerezza e bellezza.

L’offerta variegata di Hiromi Cake, tra tradizione e innovazione

L’offerta della prima pasticceria giapponese italiana è a metà tra i classici wagashi, tipici dolcetti giapponesi, e gli yogashi, dessert rivisitati, d’ispirazione francese o americana. Tra le proposte tipiche della cucina nipponica, non possono mancare le tipiche palline dolci della pasticceria giapponese: i Mochi, dolcini di riso bollito e modellato in polpettine arricchite con le guarnizioni più fantasiose, dal gelato alle marmellate di frutta. I Mochi sono una vera e propria delizia, anche se vanno gustati a piccoli morsi e masticati a lungo per la loro consistenza particolare. Immancabili sono anche i classici Dorayaki, una sorta di soffici pancake che racchiudono una farcitura di fagioli rossi. Per quelli che non riescono proprio a rinunciare alla cioccolata, la cucina di questa pasticceria giapponese propone una delicatissima Kurò, una soffice e morbida mousse al cioccolato fondente. In vetrina ci sono anche i Fuji san, un dolce che vuole essere una sorta di rivisitazione del più famoso Montblanc francese e che si traduce in un tortino ripieno di azuki, fagioli bianchi e matcha.
Come abbiamo anticipato, gli yogashi, invece, sono tutti quei dolci d’ispirazione occidentale, che però sono rivisitati con tocchi e ingredienti della pasticceria giapponese. Questi dessert hanno iniziato a comparire nei primi anni del Novecento e, oggi, sono ormai diventati patrimonio della migliore gastronomia. In alcuni, quindi, sono presenti i classici ingredienti a cui siamo più abituati, quali burro, latte o cioccolato; in altri, invece, questi vengono sostituiti ad altri più giapponesi, come fagioli rossi azuki, yuzu, sesamo, tè matcha, farina di riso, patate dolci, la soia. Così, ad esempio, troviamo meringhe con yuzu, tiramisù al tè verde, mousse al cioccolato con zenzero e nocciole, cheesecake al mango o con matcha, sacher con azuki rossi o, ancora, crepes con marmellata di azuki, e così via.
Durante il periodo di Natale, invece, è toccato al dolce meneghino abbracciare la pasticceria tradizionale giapponese con un panettone con ben 36 ore di lievitazione naturale al gusto di tè matcha, albicocca e yuzu. Visto il successo, è stato poi proposto anche in altre tre versioni: con cioccolato zenzero candito e gianduia, con arancia uvetta e castagna e, infine, con fagioli azuki e cioccolato al latte. Tra le proposte della pasticceria giapponese Hiromi Cake, risaltano all’occhio i deliziosi biscotti Okinawa, guarniti con croccante cioccolato e cocco, mousse al cocco e lime, cuore gelèe  di mango o passion fruit con cremoso al cioccolato fondente. Accanto spiccano i Sakura, dolci a base di soffice mousse alla mandorla con cuore di ciliegia, arricchito da una composta di amarene e i cui colori, bianco e rosa, richiamano i ciliegi in fiore.
Non manca la versione giapponese del Tiramisù, ispirata al nostro dolce tradizionale, ma con pan di spagna in stile giapponese e caramello. Da Hiromi Cake inventano anche i propri personali dolci dall’omonimo nome della pasticceria: le Hiromi Cake sono monoporzioni coloratissime e curate nei minimi dettagli; crostatine ripiene di cioccolato bianco, fagioli bianchi e rossi, soufflé su base di frolla alla mela e cioccolato, mousse di tofu e mirtillo, mille crêpes al matcha, tutti decorati alla perfezione.

Il Corso di specializzazione in gelato sushi di Italian Food Academy

Non solo nei sapori, a volte l’incontro in cucina tra Occidente e Sol Levante avviene anche solo nell’aspetto. A vederli sembrano proprio i classici Nigiri, Hosomaki, Uramaki e chi ne ha più ne metta: il gelato sushi è una fresca e dolce rivisitazione del tradizionale piatto giapponese. Salmone e tonno vengono sostituiti da gelato alla fragola e al lampone, mentre le alghe vengono ricreate con uno strato di cioccolato fondente e le uova di pesce con semi di papavero. 
Tra le proposte di Italian Food Academy, il Corso di specializzazione in gelato sushi è un’occasione straordinaria per perfezionarsi e distinguersi in una professione che in Italia non conosce crisi e si sta dirigendo verso nuove forme espressive e di gusto. Attraverso una formazione che prepara i partecipanti all’utilizzo corretto degli strumenti atti alla produzione del gelato, il Corso di Specializzazione in Gelato Sushi di IFA si rivela un’opportunità altamente innovativa. Al termine del corso, ad ogni partecipante verrà rilasciato il Certificato HACCP di 3° livello oltre ad un attestato di frequentazione.
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L’eccellenza da oggi conviene di più

Grazie al Bonus Chef puoi ottenere un credito fino ad un massimo di 6.000 euro per le spese sostenute nel 2021 e 2022 per la tua formazione professionale.  

Dal 27 febbraio 2023 sarà possibile presentare domanda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il Bonus Chef.

CHE COS’É?

Il Bonus Chef 2023 consiste in un credito d’imposta del 40% (fino ad un massimo di 6.000 euro) riconosciuto sulle spese legate al settore della ristorazione a favore dei soggetti esercenti l’attività di cuoco professionista presso alberghi e ristoranti.

PER OTTENERE IL BONUS:

– bisogna aver sostenuto, tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022, una o più delle spese ritenute ammissibili al beneficio

– si deve essere residenti o stabiliti del territorio dello Stato;

– i soggetti richiedenti devono essere nel pieno godimento dei diritti civili.

LE SPESE AMMISSIBILI:

– Acquisto di beni strumentali durevoli (macchinari di classe energetica elevata per la conservazione, la lavorazione, la trasformazione e la cottura dei prodotti alimentari, strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione)

– Partecipazione a corsi di aggiornamento professionale.

COME FUNZIONA IL BONUS CHEF 2023

Il credito del 40% è utilizzabile in compensazione mediante F24, che andrà presentato all’Agenzia delle Entrate. Il credito è esente da IRPEF e IRAP. 

È possibile, inoltre, la cessione del credito con il trasferimento dell’agevolazione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. 

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