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La Cerimonia del Tè giapponese, tra storia, armonia e samurai

7 Ottobre 2022

Raffinata arte rituale e filosofia zen. Il Giappone è diffusamente riconosciuto come Paese di remote
tradizioni e antiche radici spirituali ancora attuali. Una storia colma di leggende e cerimonie che ancora
oggi vengono ricordate in tutto il loro fascino. E la Cerimonia del Tè giapponese è riconosciuta fra i riti
più celebri e rappresentativi della nazione del Sol Levante.
Ma quali sono le sue origini? E come si svolge questo rito secolare?

Storie e leggende su di un rito antico

Sono tanti i racconti e le leggende sulla Cerimonia del Tè in Giappone. Tra queste ce n’è una le cui
origini si perdono nelle nebbie dei tempi e che narra di un abile Maestro del Tè, talmente esperto da
essere celebre nella sua regione. Un giorno, proprio per tale ragione, fu convocato a Palazzo
dall’Imperatore in persona, incuriosito dalla fama dell’uomo. L’anziano ed esile Maestro del Tè si mise
subito in viaggio e ben presto fu al cospetto dell’Imperatore. Qui eseguì per il sovrano il rituale che
l’aveva reso tanto famoso, impressionando a tal punto il suo illustre ospite da guadagnarsi un onorevole
dono: due bellissime spade Samurai. Durante il viaggio di ritorno a casa, il Maestro del Tè incontrò per
caso un potente Samurai che, vedendo quelle pregevoli spade in possesso di un uomo tanto umile, se ne
sentì offeso e lo sfidò subito a duello per il giorno successivo. Il Maestro del Tè, intimorito ma
consapevole di non potersi sottrarre allo scontro, chiese consiglio al suo saggio maestro e il giorno
seguente si presentò dal Samurai. E davanti al guerriero armato di tutto punto, eseguì con calma e
precisione la cerimonia del tè, preparandone una tazza anche per il suo avversario e porgendogliela con un inchino. Il Samurai, affascinato, accettò l’invito e, una volta concluso il rito, si dichiarò sconfitto,
chiedendo poi al Maestro del Tè di insegnargli la sua nobile arte.
(fonte: www.giapponeinitalia.org)

Tutto cominciò in Cina…

Tè e Samurai sono storicamente connessi da una narrazione che risale al Periodo Muromachi (1333-
1573 circa), epoca in cui tale rito acquisì notorietà tra guerrieri e mercanti. Durante il conflittuale Periodo
Sengoku, durante quasi due secoli, la cerimonia del tè divenne un rito formale che aveva il compito di
donare armonia e rispetto anche fra fazioni nemiche, oltre a mantenere alta la concentrazione dei samurai
grazie a caffeina e teina.
In realtà, però, la Cerimonia del Tè giapponese affonda le sue radici in tempi ancora più remoti, nei
monasteri buddisti cinesi. Qui tale bevanda veniva utilizzata per scopi medicinali o per stimolare la
meditazione, ma anche per finalità prettamente sociali. Fu nell’VII secolo che un monaco buddista
giapponese, formatosi in Cina, importò la bevanda in Giappone. Nel XII secolo, poi, un altro monaco
giapponese portò dalla Cina particolari semi di tè e il buddismo zen. Secondo tale filosofia, tanto cara
sia ai monaci buddisti che ai samurai, l’Illuminazione può essere raggiunta anche svolgendo normali
attività quotidiane, principio applicato anche alla cerimonia del tè.
Ma come si svolgeva tale rito? E perchè ancora oggi è così importante in Giappone?

Antichi codici di comportamento

Come una danza composta da gesti semplici ma precisi e posati. La Cerimonia del Tè ha assunto in
Giappone un protocollo rigido, sostenuto da pilastri fondamentali quali armonia, rispetto, purezza e
tranquillità.
Il Cha no yu, ossia il rito zen tradizionale, si discosta dal tōcha aristocratico, rito ben più sfarzoso e
chiassoso. Il Cha no yu è invece un rito pulito e semplice, silenzioso, rivisitato dal monaco Sen no Rikyū
(1522-1592), fondatore di questo tipo di celebrazione codificato secondo lo stile del wabicha, elevazione
delle imperfezioni e dell’essenzialità. Fu questo il tipo di cerimonia che si diffuse, oltre che nei monasteri,
anche tra i samurai e presso la corte imperiale.
La Cerimonia del Tè segue dunque un rigido codice che riguarda innanzitutto la stanza stessa in cui
questo rito viene effettuato, chiamata chashitsu, luogo in cui liberarsi temporaneamente delle

preoccupazioni della vita e “svuotare la mente”. Persino gli accessori utilizzati per la preparazione e
consumazione del tè devono avere determinate qualità.
La formula più semplice della Cerimonia prevede che vi sia un ospite, generalmente il maestro, e vari
invitati. Dopo aver lasciato fuori dalla stanza scarpe, pensieri quotidiani e differenze sociali, l’ospite
prepara il tè e dolcetti chiamati wagashi, distribuendoli agli invitati. Questi accettato quanto viene loro
offerto, inchinandosi prima verso il maestro e poi verso gli altri invitati. Il dolcetto deve essere mangiato
subito, poi è possibile degustare il tè sorreggendo la tazza sul palmo della mano sinistra, ruotandola due
volte con la destra, fino a quando il lato decorato la tazza non è rivolto verso il maestro. Dopo aver bevuto il tè, si pulisce l’orlo della tazza e si resta qualche tempo a rimirarne la bellezza. A questo punto la tazza va nuovamente ruotata ma in modo che la parte fregiata sia rivolta verso l’ospite che la regge.

La Cerimonia del Tè giapponese oggi

Molte sono le regole da seguire durante questo tradizionale rito, ma questo non significa che non tutti
possano partecipare alla cerimonia. In Giappone sono molti i luoghi in cui vengono organizzate queste
celebrazioni. Oggigiorno, tra l’altro, sono numerose le persone che frequentano le sale da tè per eludere
per qualche ora lo stress della vita di tutti i giorni.
E gli stranieri? Anche loro possono partecipare a queste cerimonie, per loro appositamente semplificate,
affinchè possano beneficiare di questa esperienza che dona serenità e armonia interiore. Un tipo di
filosofia tutta orientale, affascinante e indimenticabile come le tradizioni di questo Paese ora moderno ma
dall’animo profondamente spirituale.

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