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Lo street food giapponese in un Corso targato IFA

3 Aprile 2023
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Una delle tendenze degli ultimi anni è rappresentata dallo street food giapponese. Se da un lato spopolano i sushi restaurant e i locali specializzati in Ramen o le sale da tè che propongono dolci tipici del Sol Levante, dall’altro è diventato sempre più popolare negli ultimi anni il cibo di strada giapponese, con locali, chioschi e punti vendita che propongono una vasta gamma di delizie da provare. 

Dai classici spiedini di pollo yakitori al piatto di street food più moderno come Takoyaki, le opzioni tra cui scegliere sono davvero tantissime, tutte da accompagnare alla tipica bevanda gassata Ramune, disponibile in una vasta gamma di sapori, come limone, fragola e uva.

La sua bottiglia distintiva è formata da una sfera di vetro all’interno che funziona come un tappo e per aprire la bottiglia, si deve premere la sfera verso il basso con la pressione del pollice. 

Il cibo ai tempi dei Samurai

Lo street food giapponese, noto anche come yatai food, ha una lunga storia che risale almeno al periodo Edo (1603-1868). 

Fu in questo periodo che i venditori ambulanti iniziarono a vendere cibo su carri trainati da cavalli chiamati yatai, che si spostavano nelle strade delle città per vendere cibo a lavoratori e viaggiatori. 

Il cibo venduto era solitamente semplice e conveniente, come yakitori (ovvero gli spiedini di pollo), takoyaki (palle di polpo fritto), e soba (noodles di grano saraceno).

Un po’ di storia dello street food giapponese

All’indomani della seconda guerra mondiale, lo street food giapponese divenne ancora più popolare, poiché la gente cercava cibo economico e veloce in un’epoca di forti ristrettezze e povertà diffusa.

Negli anni ’50, i venditori ambulanti iniziarono a utilizzare i carretti a mano e le biciclette per spostarsi per le strade, e il cibo venduto divenne ancora più vario e creativo. Lo street food giapponese subì in questi anni una forte contaminazione da parte dell’occidente, tant’è che si cominciarono a vendere anche piatti internazionali come hamburger e hot dog, che vennero adattati ai gusti giapponesi.

Negli anni ’70, il governo giapponese iniziò a regolamentare il cibo di strada, imponendo leggi per garantire la sicurezza alimentare e l’igiene. Tuttavia, nonostante queste restrizioni, lo street food giapponese ha continuato a diffondersi e oggi ci sono molte specialità di cibo di strada in tutto il Giappone, che, oltre alle classiche yakitori, comprende anche nuove invenzioni come i taiyaki ovvero dolci a forma di pesce ripieni di fagioli dolci.

Piatti come il ramen e l’okonomiyaki, poi, sono diventati popolari in tutto il mondo. E oggi sono tantissimi i ristoranti giapponesi che offrono anche cibo di strada come opzione per il pranzo o la cena.

La cultura giapponese, che sta attraversando negli ultimi anni un vero e proprio revival, soprattutto tra le nuove generazioni appassionate di manga e di tutto ciò che ne sta attorno, si sta diffondendo anche e soprattutto allo street food giapponese.

Ma quali sono i piatti tipici dello street food giapponese?

Yakitori, gli spiedini di pollo che fanno felici adulti e bambini

Yakitori è un classico piatto di street food giapponese che consiste in pezzi di pollo infilzati su spiedini di bambù e poi grigliati. La carne di pollo viene insaporita con una salsa di soia dolce, mentre l’esterno viene cotto fino a raggiungere una consistenza croccante. Originario della regione di Kanto, si sono diffusi in tutto il Paese del Sol Levante e la loro bontà è dovuta soprattutto alla salsa agrodolce, fatta con sakè, spezie e melassa.

Okonomiyaki, la frittata presente in tanti cartoni animati

Famosissimi, soprattutto grazie ai cartoni animati, sono gli Okonomiyaki, una specie di frittata giapponese che è un piatto di street food molto popolare. La sua base consiste in una miscela di farina, uova, cavolo e pancetta, mentre la superficie superiore viene condita con salsa Worcestershire, maionese e alghe. Originari della regione di Kansai, si trovano in tutto il Giappone in versioni differenti.

L’impasto comprende, tra i vari ingredienti, fettine di foglie di verza, acqua, farina di grano e uova. Vengono aggiunti, a seconda dei gusti, carne, seppie, gamberetti, eccetera. Solitamente viene cucinato negli appositi ristoranti su una piastra calda chiamata teppan con delle spatole metalliche. Osaka e Hiroshima ancora oggi si contendono la paternità del piatto.

Takoyaki, le polpette di polpo tipiche dei picnic

Takoyaki sono piccole palle di polpo fritto, farina e uova, che vengono poi condite con salsa Worcestershire, maionese e alghe. Il piatto è originario della regione di Kansai ed è diventato estremamente popolare in tutto il Giappone.  Solitamente vengono guarniti con salsa Otafuku per takoyaki o equivalente, alga aonori tritata, maionese e katsuobushi (fiocchi di tonnetto striato essiccato e affumicato). 

Sono considerati solitamente uno spuntino da mangiare velocemente, accompagnati da riso cotto e sono immancabili nei picnic fuori porta.

Ramune, la bevanda gassata nella bottiglia “Codd”

Ramune non è tecnicamente un piatto di street food, ma è una bevanda gassata estremamente popolare in Giappone.  Fu prodotta dal 1876 a Kōbe dall’imprenditore-farmacista scozzese Alexander Cameron Sim, il quale la pubblicizzò inizialmente come preparato per prevenire il colera.

Il nome deriva dalla parola inglese lemonade (limonata) traslitterata in lingua giapponese e la ricetta originale prevedeva  una miscela di zucchero o sciroppo di glucosio-fruttosio, acidificanti ed aromi al gusto di limone e lime. Oggi, oltre all’originale, esistono altri 35 gusti differenti ai gusti di ananas, arancia, banana, mirtillo e tantissimi altri. Il Ramune è molto conosciuto per la sua bottiglia, chiamata bottiglia Codd (brevettata dal britannico Hiram Codd nel 1872). La bottiglia è realizzata in vetro e sigillata con una biglia tenuta in posizione grazie alla pressione del gas introdotto per la carbonatazione nella bevanda. Per aprire la bottiglia viene fornito un dispositivo apribottiglia che serve a spingere la pallina di vetro verso l’interno e a far uscire il gas. Dopo l’apertura, la biglia rimane nel collo della bottiglia dove può essere scossa a mo’ di sonaglio. 

Yokocho: le strade del cibo di strada in Giappone

Si chiamano Yokocho i tipici vicoli giapponesi, pieni di luci al neon, dove la folla, tra chiacchiere a rumori, si riversa per frequentare gli Izakaya, i locali dove è possibile sedersi, consumare cibi e bere bevande alcoliche o gli Yatai, i chioschi dello street food made in Japan.

I vicoli sono pervasi da un mix di odori, i locali sono minuscoli e contengono poche persone con tavolini spesso addossati tra loro. Ma è proprio questa la caratteristica di questi posti: una socializzazione forzata grazie al cibo, una condivisione di spazi e sapori in un’atmosfera davvero particolare.

La comparsa degli yokochō nell’urbanistica cittadina risale al periodo Edo, tra il 1603 e il 1868, quando Tokyo diventa la capitale e il centro culturale e commerciale più importante del paese e le strade della città iniziano a popolarsi di commercianti e trafficanti vari.

Molti di questi “yokocho” sono famosissimi, mete turistiche imperdibili per chi vuole immergersi nello stile di vita tipico del Giappone e hanno tutti nomi particolarissimi.

Un corso di specializzazione di Street Food Giapponese

Lungi dall’essere relegati al “rango” di solo cibo di strada, i piatti dello street food giapponese sono entrati di diritto anche nei ristoranti di alta cucina, dove è possibile trovare delle varianti gourmet. 

Si moltiplicano, poi, gli eventi, i festival e le fiere dedicate a questa branca della cucina nipponica e sono sempre più numerose le richieste di corsi di formazione specifici.

Italian food Academy organizza un corso, che insegna a preparare da zero la pasta in stile orientale e gli innumerevoli piatti di street food giapponese, rivolgendosi sia a professionisti che intendono approfondire tecniche e conoscenze finalizzate a sviluppare maggiore competenze pratica e  teorica nella professione di chef, ma anche a chi svolge attività di gestione e promozione di eventi legati al settore “international food” e a fooders, studenti o semplicemente appassionati  che abbiano il desiderio di approfondire la vera e tradizionale arte culinaria giapponese.

Il programma didattico prevede lo studio teorico e pratico dei seguenti argomenti:

  • Introduzione geografica, teorica e culturale, aneddoti e riferimenti filosofici e storici.
  • Dimostrazione ed esecuzione delle ricette, riproduzione da parte degli allievi e degustazione finale dei piatti preparati.
  • Tecniche e trattamento delle farine
  • Tecniche di lavorazione degli impasti
  • Produzione pasta fresca
  • Ravioli e pane al vapore: gyoza e nikuman
  • Ramen: tipologie di brodo e accompagnamenti 
  • Street Food: okonomiyaki, yakisoba
  • Dolci Giapponesi: dorayaki

Se vuoi diventare uno chef di cucina giapponese specializzato nella preparazione di ricette dello street food del Sol Levante, contattaci, cliccando qui.

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L’eccellenza da oggi conviene di più

Grazie al Bonus Chef puoi ottenere un credito fino ad un massimo di 6.000 euro per le spese sostenute nel 2021 e 2022 per la tua formazione professionale.  

Dal 27 febbraio 2023 sarà possibile presentare domanda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il Bonus Chef.

CHE COS’É?

Il Bonus Chef 2023 consiste in un credito d’imposta del 40% (fino ad un massimo di 6.000 euro) riconosciuto sulle spese legate al settore della ristorazione a favore dei soggetti esercenti l’attività di cuoco professionista presso alberghi e ristoranti.

PER OTTENERE IL BONUS:

– bisogna aver sostenuto, tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022, una o più delle spese ritenute ammissibili al beneficio

– si deve essere residenti o stabiliti del territorio dello Stato;

– i soggetti richiedenti devono essere nel pieno godimento dei diritti civili.

LE SPESE AMMISSIBILI:

– Acquisto di beni strumentali durevoli (macchinari di classe energetica elevata per la conservazione, la lavorazione, la trasformazione e la cottura dei prodotti alimentari, strumenti e attrezzature professionali per la ristorazione)

– Partecipazione a corsi di aggiornamento professionale.

COME FUNZIONA IL BONUS CHEF 2023

Il credito del 40% è utilizzabile in compensazione mediante F24, che andrà presentato all’Agenzia delle Entrate. Il credito è esente da IRPEF e IRAP. 

È possibile, inoltre, la cessione del credito con il trasferimento dell’agevolazione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. 

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